MICHELANGELO CERQUOZZI
Roma 1602 – 1660
Scontro di cavalieri con battaglia sullo sfondo
Olio su tela, 50 x 66 cm

Questo acceso scontro di cavalieri è un significativo nuovo contributo al catalogo del Cerquozzi “battaglista”. Un corpus ancora esiguo, rispetto alla fama in vita, legata soprattutto a questa specializzazione, come attesta direttamente il suo soprannome “Michelangelo delle Battaglie”, che egli volle venisse ricordato anche nel testamento con la scritta “celeberrimus ille proeliorum Pictor Romanus”. Un credito ricordato specificatamente pure dagli antichi biografi Passeri e Baldinucci e che dovette, a partire dal quarto decennio, allargarsi in tutta Italia, se il maresciallo J.M. Van der Schulenburg già nel 1738 possedeva ben 22 dipinti di Michelangelo tra “battaglie” e “bambocciate”. Però, nonostante tale sua certamente prolifica produzione specifica, nella mia esauriente pubblicazione del 1999 (pp. 278-291, figg. 1-25; pp. 75-79, tavole I-VII a colori) non ho potuto apportare molti nuovi contributi al catalogo redatto da L. Laureati nel suo utile articolo (Michelangelo delle Battaglie, in “Paragone” nn: 523-525, 1993, pp. 52-67) dedicato al Cerquozzi “battaglista”, in cui sono illustrate 17 “battaglie” o “scene belliche”. Da cui si deduce l’importanza di questo recupero, che, oltre alla sua intrinseca valenza inventiva e pittorica, illustra la peculiare vena schiettamente realistica con la quale Michelangelo affrontò questa tematica, in stretta sintonia con la sua partecipazione alla corrente dei “bamboccianti”, di cui si può considerare il caposcuola effettivo insieme a Jan Miel, essendo assai esigua la concreta partecipazione in proposito di Pieter van Laer detto il “Bamboccio”.

Infatti questo scontro, su cui è incentrata la presente scena – l’epicentro della “battaglia” è solo accennato sullo sfondo – ha tutto il carattere dell’estemporaneità di una “imboscata” di banditi – non a caso due dei cavalieri vestono abiti rurali e non certo di milizie ufficiali, come i loro avversari – quale poteva aver luogo al tempo su percorsi di viaggio meno frequentati. Il Cerquozzi descrive questo “scontro” con l’immediatezza ed il crudo verismo proprio delli’interprete uso ad indagare la più umile realtà quotidiana, esaltando l’accesa irruenza dei combattenti servendosi di appropriate e dinamiche tipologie e attraverso una carica espressiva emotiva e coinvolgente. Peculiarità che, insieme all’incisiva sinteticità rappresentativa, porranno un punto fermo nell’evoluzione moderna di questo genere, venendo raccolte con profitto dai suoi adepti, primo fra tutti il Borgognone, che può essere considerato l’ideale successore di Michelangelo nel ruolo di caposcuola del settore.

Diversi e stringenti sono i raffronti possibili con i dipinti conservati alla Pinacoteca di Lucca e con quello esposto nell’ultima mostra tenutasi a Villa d’Este a Tivoli, in cui ritroviamo lo stesso cavallo bianco abbattuto a terra, anche se raffigurato specularmente.

Giancarlo Sestieri